In tutto il mondo si dice così. Computer, Password, Social Network, hotdog, pop corn: certe parole nate in America sono diventate universali e si usano in tutte le lingue.

Risposta breve

In realtà non è così. In tutte le lingue ci sono anglicismi “crudi” ma in alcune sono molto meno frequenti che in italiano: si inventa, si traduce, si adatta di più. Computer in spagnolo si dice computadora, in francese ordinateur, in portoghese ordenador e in queste lingue, così come in altre, si usano termini autoctoni per dire mouse, password, account, social network, tablet, solo per fare alcuni esempi. Del resto succedeva così anche da noi: noi non printiamo con la printer e non usiamo l’oven a microwaves, mi pare.

 

Risposta articolata

Questo è uno dei luoghi comuni più diffusi in Italia. C’è la convinzione diffusa che alcune parole, in particolare legate alla tecnologia ma non solo, siano termini “tecnici” in qualche modo universali, che in nessuna lingua sono stati adattati, tradotti, o espressi con parole autoctone. Tranne forse per i Francesi che “si sa” sono sciovinisti e “per principio traducono tutto”.

La realtà è un po’ diversa.

Per vederla, è sufficiente guardarsi un po’ attorno. Prendiamo per esempio un oggetto informatico come il mouse. La storiella che circola da tempo sulla frase di apertura di un manuale di istruzioni anni ’90 che recitava “Le palle dei topi sono da oggi disponibili come parti di ricambio” viene spesso usata come esempio di quanto sarebbe ridicolo tradurre in italiano questi termini tecnici. Dire, appunto, topo invece di mouse.

Beh, sappiate che è sufficiente comprare un mouse su un noto portale di commercio elettronico per accorgersi, guardando la scatola, che gli unici a trovare la propria lingua ridicola e inadatta a designare questo oggetto sono gli italiani:

 

Ebbene sì, l’unica lingua a usare “mouse”, oltre all’inglese è l’italiano.

Ridicolo chiamarlo raton? Evidentemente non la pensano così i quasi 500 milioni di ispanofoni nel mondo. Così come non lo pensano, per le rispettive lingue, le centinaia di milioni di locutori di lingua francese, tedesca o portoghese.

In italiano usare topo suona ridicolo semplicemente perché non li è mai usato in questo senso. Ma il fatto di non averlo usato è una scelta, non un fatto ineluttabile. Se scegliamo di adottare l’anglicismo crudo, di fatto eliminiamo la possibilità di usare – o creare – una parola italiana per quell’oggetto o quel concetto. Noi non printiamo con la printer ma stampiamo con la stampante, non usiamo il microwave oven ma il forno a microonde, o semplicemente “il microonde”. Credo che a nessuno suonino strane o ridicole queste parole. Ci siamo abituati a leggerle, sentirle, usarle.

L’italiana Olivetti creò di fatto, negli anni ’60 del XX secolo, il primo personal computer, “Programma 101”. Ma non lo chiamava computer, bensì calcolatore. Un calcolatore da tavolo. E in effetti “computer” vuol dire letteralmente proprio calcolatore. Ma questa parola, o l’alternativa “elaboratore”, si sono perse, soppiantate appunto dall’anglicismo computer. Inevitabile segno del progresso? No, visto che, se anche in tedesco si usa Computer, nelle lingue neolatine e in altri idiomi è usato un termine autoctono: ordinateur in francese, computadora in francese, ordenador in portoghese, solo per citarne alcune. Parole di uso comune, non definizioni teoriche scritte solo nei dizionari.

Con questo non vogliamo dire che gli anglicismi in altre lingue siamo del tutto assenti, ma semplicemente che sono di meno, e che nessuno si scandalizza se si cerca di far circolare un’alternativa. I social network sono redes sociales in spagnolo, réseaux sociaux in francese, la password è rispettivamente contraseña e mot de passe, durante la pandemia di COVID-19 non si è parlato di lockdown ma di confinamiento e confinement. In America Latina l’hotdog è chiamato perrito caliente (cagnolino caldo) e i pop corn, palomas de mais.

Quindi non esiste una regola fissa, un volere divino e un fato inevitabile che ci obblighi a usare l’inglese invece di trovare una parola nostra per esprimere un concetto o descrivere qualcosa. Se lo facciamo è una nostra scelta. Una scelta che potrà influenzare altri e avrà quindi delle conseguenze sull’evoluzione dell’italiano.